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Marchesani: “Dichiarare subito chiusa la stagione? Un errore!”

In relazione al susseguirsi di istanze, lettere e prese di posizione varie circa l’opportunità o no di riprendere l’attività agonistica della stagione in corso, anche il presidente della Esa Italia Chieti, Gabriele Marchesani, interviene per chiarire la posizione della Società che rappresenta.

“La situazione attualmente è molto pesante, anche in Abruzzo, nessuno come il sottoscritto lo sa bene visto che mia moglie lavora in prima linea all’ospedale di Chieti insieme ad altri encomiabili medici ed infermieri. I contagi da Coronavirus continuano a salire ora per ora e, chiaramente, pensare attualmente di riprendere l’attività è una follia.  Ma a nostro avviso è ugualmente sbagliato pensare di tirare una linea già oggi dichiarando chiuso il campionato, con ancora l’incertezza di come andranno le cose domani. Bisogna avere pazienza. Stiamo tutti facendo sacrifici evitando di uscire di casa e prendendo tutte le precauzioni per bloccare l’epidemia e ripartire nel più breve tempo possibile – continua Marchesani –, anche perché tutto ciò ha messo in ginocchio l’economia e, pertanto, le attività che alimentano lo sport con le loro sponsorizzazioni. Qui nessuno vuol fare il kamikaze, ma se le cose dovessero migliorare, come ci auguriamo, tutto ripartirà ed anche lo sport ha il dovere di farlo”.

Il n.1 della Teate Basket “Esa Italia” si affida alle istituzioni sportive, alle quali esprime la propria stima. “Ho molto apprezzato – riferisce Marchesani – le parole del presidente FIP Gianni Petrucci ed il lavoro che la LNP sta facendo con il presidente Pietro Basciano in rappresentanza dei Club, incluso l’incontro odierno con l’associazione degli agenti. Se, come ha scritto il segretario generale Faraoni, si verificassero le condizioni sanitarie adeguate per ricominciare ad allenarsi e, successivamente, a giocare, la Esa Italia risponderà presente. Chiaro che così facendo ci assumeremmo un impegno pesantissimo, che speriamo sia seguito da un passo indietro di tutti gli attori in campo, dalla Federazione alla Lega, dagli atleti e collaboratori agli agenti, tutti dovranno rinunciare a qualcosa per far si che tutto il sistema si possa rimettere in moto”.

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